Il coraggio di amare

di , 19 Marzo 2007 11:33

"Il padre di Emma, ricoverato in ospedale per un infarto, si sta riprendendo lentamente. Nel frattempo lei cerca di superare i vecchi rancori nei suoi confronti…"

- Come sta papà? – domandai a mia madre quando la raggiunsi in ospedale.
- Le sue condizioni sono piuttosto critiche ma i medici dicono che probabilmente si riprenderà. Per ora possiamo solo aspettare che ci permettano di vederlo.
Mio padre aveva già avuto due infarti nel giro di pochi mesi. Avrebbe dovuto riguardarsi, invece aveva ripreso gran parte delle sue attività come se niente fosse. E adesso ne pagava le conseguenze.
Mi ero precipitata da lui appena mia madre mi aveva informata ma non pensavo di trovarla da sola.
- Dove sono gli altri? – chiesi, guardandomi intorno.
Mi riferivo al nuovo compagno di mia madre e alla nuova moglie di mio padre… Eh, sì! Eravamo una famiglia moderna con tanto di matrigne, patrigni e fratellastri.
- Alberto verrà più tardi perché aveva un impegno e Tiziana è andata a telefonare a sua sorella, – mi spiegò la mamma. – E tu? Hai avvertito Fabrizio?
Scossi la testa e mi girai dall’altra parte perché non avevo il coraggio di risponderle. Fabrizio era il mio ultimo fidanzato e lei stravedeva per lui. Peccato che ancora non sapesse che era finita tra noi.
- L’hai lasciato, vero? – affermò come se mi avesse letto nel pensiero.
Il mio silenzio confermò la sua ipotesi.
- Con quale scusa? Ormai vivevate insieme. Mi sembrava che le cose andassero bene tra voi…
- Non mi sentivo sicura, – mormorai a disagio.
- Hai già trentadue anni, Emma! – esclamò lei spazientita. – Non puoi continuare ad avere paura di impegnarti.
- Smettila di fare la psicologa con me, mamma, – la rimproverai, punta sul vivo.
Di solito aveva il buon gusto di non farmi prediche e di accettare le mie decisioni con un sospiro rassegnato ma stavolta proseguì la sua ramanzina fino in fondo.
- Hai avuto paura di perderlo, ammettilo. Fai sempre così. Appena una storia diventa seria, tu scappi. È una cosa molto triste perché fai del male anche a te stessa. E poi lui non se lo meritava.
- Non cercare di farmi sentire in colpa, – sbuffai avvilita.
- Non voglio farti sentire in colpa, vorrei solamente che ti sentissi libera di amare. Non puoi vivere nel terrore di essere lasciata. È questa la ragione, no? Temi di consegnare il tuo cuore a qualcuno che potrebbe deluderti come ha fatto tuo padre quando eri bambina, andandosene via, – dichiarò in tono accusatorio. – Credevo che ormai lo avessi perdonato.
- Certo che l’ho fatto, – risposi d’istinto per confermare quella che mi sembrava un’ovvietà. Ma ad un tratto non ne ero più tanto sicura.
- Allora perché non vai avanti con la tua vita? – m’incalzò lei implacabile. – Perché i tuoi fidanzati non durano mai più di un anno?
- Non lo so, – sussurrai scuotendo la testa. – Certo che tu sei stata più brava di me. Papà ti ha lasciato per una donna più giovane di te e adesso sei qui, senza nessun rancore.
Mia madre mi prese una mano e mi sorrise dolcemente.
- È passata tanta acqua sotto i ponti, – bisbigliò. – Si sono creati nuovi legami e nuovi amori. Ora tocca a te renderti conto della realtà e fare in modo che la bambina che c’è dentro di te superi quel vecchio dolore.
La bambina dentro di me… Già, quanto aveva sofferto quella bambina!
- Lui non c’era quando avevo bisogno di aiuto con i compiti di matematica, – dissi a voce alta ripescando nella memoria una delle tante occasioni in cui avevo sentito la sua mancanza.
- Beh, non hai perso niente. È sempre stato negato con i numeri, – scherzò lei per tirarmi su di morale.
- Sono una sciocca a volte, – ammisi stancamente.
L’arrivo di Tiziana, la moglie di mio pare, ci costrinse a chiudere il discorso ma d’altronde non avrei saputo cos’altro dire.
Non potevo negare quanto mi era pesato trascorrere la mia adolescenza con un padre a mezzo servizio. Non potevo negare di essere fuggita proprio quando la mia relazione sentimentale stava diventando veramente seria. E non potevo negare nemmeno che mi stavo facendo del male.
Erano due settimane che ero tentata di chiamare Fabrizio, di risentire la sua voce, eppure qualcosa mi bloccava. Non era stato facile troncare con lui perché non aveva capito le mie ragioni. E come potevo biasimarlo?
Alla fine mi aveva promesso che si sarebbe fatto vivo per sapere se avevo cambiato idea. Una parte di me sperava che lo facesse presto, l’altra parte che non lo facesse mai. Il problema era questo, dovevo mettere d’accordo le due parti in conflitto.
In quel momento mi limitai a rispondere all’abbraccio affettuoso di Tiziana.
Non era una persona odiosa ma ricordo che per alcuni anni mi ero rifiutata di considerarla un’amica. Poi, piano piano, avevo imparato a conoscerla e a tollerarla. Non era una matrigna cattiva, non era una specie di rovina famiglie. Era una donna che si era ritrovata coinvolta in una situazione complicata.
- Tuo padre ce la farà, – disse Tiziana interrompendo i miei pensieri.
- Sì, – risposi con un filo di voce. – Speriamo.
Nei giorni successivi osservai mia madre e Tiziana stringere una strana alleanza. A volte davano l’impressione di due sorelle impegnate a prendersi cura della madre malata. E invece si trattava di due antiche rivali, due donne che avevano amato e amavano mio padre, sia pure in modo diverso. Quella bizzarra combinazione mi fece riflettere.
- Mi manca Fabrizio, – confessai a mia madre, qualche giorno dopo, al bar dell’ospedale.
- Buon segno. Stai cominciando a rinsavire? Perché non glielo dici? – mi spronò subito.
- Doveva andare fuori per lavoro. Non credo che tornerà prima di sabato prossimo.
- Non aspettare troppo, – mi consigliò.
- Veramente non sono ancora sicura di cosa fare.
- Non mi pare tanto complicato. Lascia parlare il tuo cuore, no? – suggerì lei con semplicità.
- Già, ma forse io non ho un cuore come il tuo, – obiettai con un pizzico di malinconia. – Tu e Tiziana sembrate quasi delle amiche ed è merito del tuo grande cuore.
Mia madre sorrise mentre salivamo le scale per dirigerci verso il reparto di mio padre.
- Ti sbagli, cara. Il merito è dell’amore. L’amore può cambiare, assumere forme diverse e resistere, – affermò con dolcezza. – Le ferite guariscono. Ma ci sono occasioni che si presentano una sola volta nella vita. Non perdere la tua con Fabrizio, – mi ammonì.
Intanto mio padre si stava riprendendo lentamente, anche se i medici erano ancora cauti. Era debole e cercavamo tutti di non turbarlo e di incoraggiarlo a reagire.
- Sei in gran forma, papà, – gli dissi un pomeriggio durante l’ora delle visite.
- E tu sei una gran bugiarda, – replicò con un mezzo sorriso.
- Dov’è il tuo fidanzato? – domandò poi con aria inquisitoria. – Non è passato a salutarmi da quando sono qui.
- È fuori città per lavoro.
- Non l’hai mollato, vero? – mi chiese sospettoso.
- No, – mentii augurandomi che quella bugia si sarebbe trasformata in realtà.
- A quanto pare, piace a tutti, – scherzai. – Comincio ad essere un po’ gelosa di questo.
- È un ragazzo in gamba. Forse ti farà dimenticare di aver avuto un padre assente, – dichiarò con tristezza.
Quella frase mi colse di sorpresa. Chissà se la mamma gli aveva accennato qualcosa…
- Tu sei stato bravo, papà, – mi affrettai a precisare. – Non preoccuparti.
- Confermo che sei una bugiarda, – sostenne lui amaramente.
- Beh, mettiamola così, – ribattei con calma. – Facciamo un elenco delle volte in cui avevo bisogno di te e tu sei stato presente. Ricordi quando mi sono fratturata il braccio cadendo dal motorino e avevo paura di andare all’ospedale? Tu sei stato lì e mi hai convinto che sarebbe andato tutto bene. E quando dovevo studiare per la recita scolastica? Ho imparato subito la mia parte grazie al tuo aiuto. E la mia festa dei diciotto anni? Fu uno spasso perché avevi organizzato un magnifico party in giardino. Le mie compagne mi invidiavano.
- Sì, – sorrise lui stringendomi la mano. – Ogni tanto c’ero. Insomma sei cresciuta bene, tutto sommato.
- Sì, prima o poi si deve crescere. Era ora che lo facessi pure io. E tu non sei stato un totale disastro, papà. Abbiamo passato dei bei momenti insieme e ce ne saranno altri, – lo rassicurai commossa.
- Di questo non possiamo essere certi però ti ringrazio. Sei la mia unica figlia ed è normale per me rimpiangere il tempo perduto.
- Non hai perso niente, a parte la possibilità di aiutarmi a scuola con la matematica. Ma scommetto che è stato meglio, – dissi in tono allegro per farlo divertire.
- Sì, è stato meglio, – approvò lui ridacchiando.
A quel punto arrivò Tiziana e la conversazione svanì lasciandoci entrambi più sereni.
Tornata a casa, tentai inutilmente di rintracciare Fabrizio. Mi stavo ripromettendo di provare più tardi ma poi decisi di scrivergli una breve e-mail.
Gli spiegai la situazione e gli comunicai che andavo all’ospedale ogni pomeriggio.
Il giorno dopo lui era lì, nel parcheggio, con un’espressione incerta.
- Se avessi saputo, sarei venuto subito, – esordì premuroso.
- Mi spiace, ero molto confusa.
- Sì, posso immaginarlo.
- No, ero confusa prima che papà si ammalasse e tu lo sai, – precisai.
- Già! Ma in questi casi si ha sempre bisogno degli amici, vero? – osservò lui, caustico.
- Non è per questo che mi sono fatta viva. Non sto cercando una spalla su cui piangere, – affermai con convinzione.
- E cosa stai cercando, allora? – m’incalzò, scuro in volto.
- Forse soltanto me stessa, – dichiarai. – In questi giorni ho avuto tempo e modo di riflettere. Mi sono resa conto di aver sempre sofferto di una specie di sindrome dell’abbandono. Ho vissuto male l’assenza di mio padre per tutta l’adolescenza e ne ho portato i segni anche da adulta. Scappavo via ogni volta che temevo di essere abbandonata all’improvviso da qualcuno che amavo.
- Era questo che stavi facendo? Scappavi via da me? – s’informò con cautela.
- Sì, ma ora è il momento di fermarsi e di gettare il passato alle spalle.
Fabrizio mi fissò per un attimo prima di sorridere sollevato, poi mi strinse in un forte abbraccio.
Fu così che superai le mie vecchie paure e ritrovai il coraggio di amare senza riserve.

 

Foto by windoweb

 

2 commenti a “Il coraggio di amare”

  1. Mati scrive:

    … allora forse la paura di amare termina dove inizia la necessità di amare, quando si creano le condizioni giuste per farlo senza neanche accorgersene …. dici?
    un caro saluto
    Mati

  2. Flora scrive:

    non credo che ci siano regole che valgono per tutti ma in ogni caso…sì, penso che tutto debba avvenire in maniera naturale al momento giusto…
    un carissimo saluto anche a te :-)

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